Benji Boko

C’erano una volta gli anni novanta e con loro un’elettronica che evitava accuratamente ogni barriera, che rifiutava qualsiasi austerità, che si evolveva spudoratamente ibrida. Poi gli anni zero hanno orientato gusto e suono verso un’estetica più minimale: sia la stessa minimal sia il dubstep e tutto ciò che ne segue si sono concentrati su singoli elementi costruttivi (il ritmo, i bassi, i campioni…), esplorandone possibilità diverse e giungendo a soluzioni che continuano a stupirci. Solo saltuariamente abbiamo assistito a esplosioni di meltin’ pot, di genuina contaminazione elettronica: ebbene, Benji Boko è un magnifico esempio di come suonerebbe oggi quello che all’epoca qualcuno chiamò big beat. Giovanissimo produttore e dj inglese proveniente da Brighton, Benji è già una star in patria, merito di set che vengono detti pazzeschi e memorabili, di vari remix e abili mash-up che circolano anche in rete: il suo disco d’esordio, Beats, Treats And All Things Unique per la prestigiosa etichetta Tru-Thoughts, è stato anticipato dal singolo “Where My Heart Is”, tripudio di morbidi beat dal sapore jazzy su cui rotola il flow di un ispiratissimo di Maxi Jazz (Faithless). Benji centrifuga breaks, electro, funk e house in un mash up senza tempo: può capitare di sentire Mozart prestare una base al rap di Missy Elliot, Dizzee Rascal cantare sui Depeche Mode o Snoop Doggy Dog duettare con i Simpson.


 

 

 

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